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Da Il Corriere di Firenze dell'
1 novembre 2003
I dannati della classica
In merito al concerto del 26
ottobre 2003: "...il programma prevedeva inoltre una musica del compositore
Cesare Valentini, Suoni e Silenzi, per pianoforte e sassofono contralto, scritta
con la melanconia degli ultimi compositori romantici ma anche con ottimi accenti
del nuovo linguaggio contemporaneo. Nella musica di Cesare Valentini si poteva
evincere un interesse crescente nel dialogo tra i due interpreti dove anche il
pianoforte, oltre ad accompagnare, aveva un preciso disegno melodico. Insomma, i
compositori di oggi forse si sono resi conto che la musica non è solo effetto ma
anche canto e melodia, che, inserita in un linguaggio nuovo, quale può essere
come nel nostro caso quello del sassofono, determina una poesia e una
descrizione avvincente."
Landino
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Da Il Corriere di Firenze dell'
8 novembre 2003
Cesare Valentini ne dice delle belle sui
direttori artistici
Come vanno le cose tra…direttori artistici? Il nostro redattore ha interpellato
il compositore cesare Valentini, fiorentino di adozione. Leggete, perché ne dice
di belle. Ma vedrete, anche Landino tornerà sulla questione.
Maestro Valentini, cosa vuol dire, oggi, essere direttore artistico di rassegne
musicali a Firenze?
-Beh, vuol dire molto lavoro e fare i conti con piccoli budget dai quali si deve
ottenere il miglior risultato artistico
Dove si svolgono le rassegne da lei dirette?
-principalmente in luoghi storici e di prestigio della nostra bella città, come
Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, Chiesa di Orsanmichele etc. sempre con
l’aiuto del mio collaboratore il M° David Muntoni
Questi luoghi invogliano il musicista, ad esibirsi…
-Non c’è dubbio, la musica vuole i suoi templi, anche se non si tratta di teatri
preposti allo scopo è una cosa molto affascinante poter usufruire di luoghi
d’arte per i concerti perché è come dare un doppio servizio al fruitore,
consentirgli di ascoltare e vedere
Quali sono le difficoltà di budget e come sceglie i musicisti?
-Le
difficoltà sono date dal fatto che i budget che derivano da sponsorizzazioni o
da vendite di biglietti non consentirebbero dei pagamenti adeguati per i
musicisti di maggior fama, per questo motivo è necessario fare delle scelte e
utilizzare le conoscenze personali che derivano da rapporti di lavoro e di
amicizia con gli artisti. Per spiegarmi meglio, avendo siffatti rapporti è più
facile chiedere ad un musicista di potersi esibire con un cachet inferiore a ciò
che solitamente pretende facendo anche leva sul prestigio dei luoghi e sulla
buona pubblicità che viene data ai concerti. Ovviamente tutto è proporzionato,
nel senso che si propone comunque un pagamento dignitoso che, anche se
inferiore, è comunque di tutto rispetto, poi è naturale che un musicista che
magari ha inciso qualche mia composizione o che è stato contattato per altri
concerti tenga conto di una serie di fattori. Ci vuole poi furbizia, ad esempio,
chiedere ad un quartetto di replicare a Firenze un concerto eseguito qualche
giorno prima in un’altra città è meno gravoso rispetto all’imposizione di un
repertorio che tale formazione non ha mai suonato e che deve essere studiato
appositamente per quella serata. E’ inoltre necessario avvertire per tempo i
musicisti maggiormente impegnati e venirgli incontro in tutte le loro esigenze
in modo tale che l’artista si senta veramente a “casa”, sapendo di poter contare
su un altro musicista e non con un ente impersonale e irraggiungibile. Fra
musicisti vi è un legame naturale che non deve venire mai meno.
E nelle grandi istituzioni come vanno le cose?
-Nelle grandi istituzioni spesso la direzione artistica, almeno come io la
intendo, non c’è. Lo dico senza spirito critico, ma, mi creda, questo fatto mi
rattrista non poco, perché è una delle cause della decadenza nella quale versa
il settore musica oggi in Italia. Per essere direttori artistici bisogna essere
musicisti e conoscere davvero la musica, cioè saperla valutare. Un direttore
artistico, che per suo diletto e anche un po’ per lavoro, si reca ad un
concerto, deve essere in grado di valutare l’artista e l’esecuzione. Magari ti
trovi di fronte ad un illustre sconosciuto e ti rendi conto che è un mostro, ed
è bene avvicinarlo subito, prima che se ne vada in giro per il mondo e non abbia
più tempo per te. Questo è un lavoro molto importante nel quale c’è tanto
dilettantismo. A volte nei luoghi istituzionali italiano vedo dei grossi nomi
del tempo che fu che attirano molto pubblico ma che fanno raccapricciare, come
se vedessimo in una importante partita di calcio Maratona a 50 anni! E magari
questi direttori non leggono il curriculum inviatogli dal Pollini o dall’Abbado
di domani.
Perché questo avviene?
-Sa, quando le stagioni sono fatte a tavolino da agenzie, magari di un’altra
città… tutto si spiega
Quali sono le istituzioni che funzionano?
-In
realtà… lei vuole sapere quali sono quelle che non funzionano. Ma il mio non è
un attacco a Tizio o Caio, non basterebbe l’intero giornale. Ci sono grandi
istituzioni che funzionano perché ci sono gli uomini adatti a portarle avanti,
come Marco Tutino a Torino o Paolo Arcà a Genova, che, guarda caso sono
compositori. La direzione è una cosa molto delicata che richiede
professionalità, non è un posto di lavoro ne una carica politica, è inoltre
necessario utilizzare i budget in modo appropriato, cercando il massimo livello
artistico senza sperperare il denaro: dare una fortuna all’amico di turno o alla
vecchia gallina d’altri tempi che, per il suo da fare non studia nemmeno bene la
partitura, è non solo controproducente, ma è anche dannoso artisticamente.
Auspicherei inoltre un vero ritorno alla musica d’oggi, che non è più quella di
una incomprensibile lobby, ed anzi renderebbe partecipe di più il pubblico e i
giovani agli eventi. Ritorniamo a fischiare dal loggione sapendo di potercelo
permettere, perché giudichiamo una composizione, non fa male, è partecipazione,
ed è sempre meglio che applaudire con disgusto.
Landino
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