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For the first time “Bagliori nella notte” for flute and piano on CD

Cesare Valentini – Bagliori nella notte (final section) Ema Vinci CD

For the first time “Bagliori nella notte” for flute and piano on CD. he piece, played by the great master Roberto Fabbriciani with Simone Ori at the piano, describes a solitary and hot summer night with glow on the sky.

 

Blu Cobalto

This is the first of a project of solo instruments pieces called colors and inspired by the color of the sound of each instrument. Every piece is written in one position/chord/multiphonic and all that you can listen (chords, melodies, rythms) is created by partials of a multiphonic that have a F quarter tone as fundamental. Blu Cobalto is a commission of the flutist Roberto Fabbriciani that premiered the piece in 4th June 2011 giving to the work his magic coloristic and virtuose art of playng. During all the work he doesn’t move his hand by the position and in a live performance you can watch a performer with stop hands on the flute. Blu Cobalto requires an “active” role of the player that has all the sounds in the multiphonic but must “search” and listen every note or chord in which wants to put the focus on. All partials are not tempered and create a natural tuning sound. At the end of the video a blue image of the cat Swrap that loves the vibrations of this music.

Suoni “tromba” sul flauto

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Una tecnica particolare, sebbene non molto usata, è quella di creare dei suoni “tromba” con il flauto. Il termine non è ancora di uso comune ma così sono stati chiamati questi suoni da chi, in ambito interpretativo, li ha usati.

Si tratta semplicemente di togliere la testata, la parte del flauto dove si suona con la bocca, e utilizzare lo strumento in verticale avvicinando il labbro nello stesso modo di come si suona la tromba o il corno.

La maggiore difficoltà per il flautista sarà proprio questa l’usare lo strumento suonando come solitamente non fanno. In realtà non è affatto difficile basterebbe fare qualche prova per avere uno strumento “nuovo” fra le mani.

E’ necessario lasciare in partitura il tempo all’esecutore di togliere la testata e di rimetterla. A seconda della velocità saranno necessarie una o più pause.

Rimettere la testata non crea, nell’esecutore esperto, particolari problemi di intonazione.

Come suonerà questo flauto corto che si impugna verticalmente?

I suoni che emetterà saranno esattamente una quinta sotto.

Se scriviamo un do centrale, con questa tecnica il flautista suonerà il fa che si trova una quinta sotto.

In partitura è opportuno scrivere la nota che si suona e quella che si sente. Quella che si suona normalmente e quella che si sente con un piccolo rombo per analogia con gli armonici (in questo caso dovremmo parlare però di subtoni).

Alcuni esempi tratti dal mio lavoro “Un’immagine dei Venti” per quintetto di fiati:

Non esistono ancora dei simboli di prassi comune ma si potrebbero utilizzare una T inserita in un quadrato (o rettangolo) per togliere la testata (T come tromba, trumpet, testata, togliere), simbolo già utilizzato da alcuni flautisti e una N per rimetterla (N come il nat. che annulla il suono col legno agli archi, come normale, come….)

Il suono che verrà prodotto, provare per credere, sarà quello di un flauto contralto ma molto particolare, con grande soffio come un collo di bottiglia intonato. Funziona molto bene nei suoni gravi quelli che un flauto non possiede e che stupirebbero maggiormente.

Si consiglia di non utilizzare virtuosismi di vario genere finché questa tecnica non prenda effettivamente piede. In realtà sarebbero possibili anche se molto distanti dall’agilità normale del flauto ma c’è sempre il problema di abituare il flautista a suonare uno strumento in modo diverso e con una visuale diversa tenendolo in verticale.

Scrivere i sassofoni in partitura

Uno degli errori principali dei giovani compositori è quello di inserire i sassofoni in partitura nelle posizioni più svariate. Spesso accade di ritrovarli fra gli ottoni (forse per il loro colore?) ma a volte sono tra i legni e gli ottoni, dopo le percussioni, prima degli archi, insomma questi poveri sassofoni non si sa mai che fine faranno…

Ogni strumento in partitura deve avere un ordine a seconda delle famiglie e dal più acuto al più grave. Ciò non toglie che possiamo scrivere prima un contrabbasso, poi un flauto e a seguire un violino e un timpano. Non è un delitto e non si finisce in galera ma ne va della lettura e della comprensibilità della nostra musica soprattutto in grandi organici e i direttori sono abituati a leggere la musica con un ordine ben preciso.

Per capire dove dovremmo inserire i sassofoni dobbiamo prima individuare a quale famiglia di strumenti appartengono. Si tratta di strumenti ad ancia che vennero creati nel XIX da Adolphe Sax modificando i clarinetti e dandogli un diverso timbro. Dovremmo quindi inserirli correttamente tra i legni. In ogni famiglia si devono scrivere gli strumenti dal più acuto al più grave. Una corretta disposizione, considerando di usare la maggior parte dei legni comuni sarà questa:

Si può notare che vi sono prima i due flauti con in testa l’ottavino o piccolo perché più alto, l’oboe con il corno inglese che è un oboe contralto, il clarinetto poiché possiede un registro che nel basso è più grave e il suo corrispondente basso, poi i sassofoni, qui inseriti nelle quattro intagliature maggiormente usate (a parte il soprano tutti gli altri, contralto compreso hanno un registro che va sotto il do centrale ed è quindi più basso degli strumenti inseriti sopra superando di poco il clarinetto). Alla fine si scriveranno il fagotto e il controfagotto, gli unici due strumenti fra i legni principali ad adottare la chiave di FA.

Possiamo anche inserire delle parentesi graffe per i primi legni, per i sassofoni e per i due fagotti, ma se questa è solo una sezione di un’intera orchestra questo aspetto si può tralasciare.

Una particolarità: i sassofoni si scrivono, per via della tradizione che li vedeva come una derivazione dei clarinetti, tutti in chiave di SOL. Il baritono ad esempio è uno strumento vicino al violoncello ma si scrive in chiave di violino.

Le intagliature sono:

  • soprano in si bemolle
  • contralto in mi bemolle
  • tenore in si bemolle
  • baritono in mi bemolle

Certo se dovessimo leggere un quartetto di sassofoni (questa è la formazione tipica) non riusciremmo a ritrovare le proporzioni visive di un quartetto d’archi ma in fondo, con semplici trucchi, tutto può diventare facile.

Ad esempio, il sax baritono è intagliato in mi bemolle e traspone anche d’ottava. Se scriviamo un do centrale con taglio addizionale sotto il suo pentagramma, quella nota che emessa avrà il suono del mi bemolle, avrà la stessa altezza di un mi bemolle che possiamo scrivere con un taglio addizionale sotto il pentagramma del fagotto. A parte i tre bemolli che possiede naturalmente, ai quali dovremmo prestare attenzione, possiamo leggere questo sassofono (il baritono) come se avesse una chiave di basso e non di violino. La posizione sul pentagramma sarà la stessa come possiamo vedere sotto:

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