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Opere Catalogo Tematico |
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Musica per pianoforteToccata (1990) Scherzo alla russa (1995) Preludio(2001) La dolce vita, omaggio a N. Rota (2007) Etudes (in corso d'opera) |
Musica da cameraQuintetto di fiati (1995) Fantasia per cl. e pf. (1997) Tre pezzi per quartetto d’archi (1997) Sonatina per oboe (1997) Divertimento per fl. e trio d’archi (1997-2001) Sonatina per violino (1998) Hommage a Satie per ob. e pf. (1998) Suoni e silenzi per sax alto e quartetto d’archi (2001) Quartetto d’archi (2002-3) Fleurs per fl. e pf. (2003) Divagazioni per sax e piano (2004) Le gelide notti per oboe e quart. d'archi (2006)
Bagliori nella notte (2010) per flauto e
pianoforte
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ConcertiConcerto per Violoncello, piano e archi (2003) |
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Liricaa) con pianoforte
Canti del Nero per sop. e pf. (1997) La diva de l'Operà per mezzosoprano (2004) Chi sa, chi sa qual sìa (2010) aria mozartiana b) da cameraLamento di Maddalena per sop. e quartetto d’archi (1998-2001) Liberdade per due soprani, pf., sax alto, chitarra, contrabbasso su testo di F. Pessoa (2004) Preghiera di San Bernardo alla Vergine dal XXXIII canto del Paradiso di Dante per soprano e organo (2004) c) con orchestraLa sera fiesolana per soprano (2004) Preghiera di San Bernardo alla Vergine dal XXXIII canto del Paradiso di Dante per soprano e orchestra da camera (2004)
Preghiera di San Bernardo alla Vergine dal XXXIII canto del Paradiso di Dante per soprano e organo (2006 vers. orch.)
Frammenti di Saffo per soprano e orchestra (2006, in corso d'opera)
Sogni per soprano, pianoforte ed elettronica - e/o orchestra - (2007)
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Musica per orchestraLa tempesta di primavera (1997-2001)
Hommage a Satie per ob. e orch. da camera (1998)
Stelle dell’alba su Boboli (1998)
La traiettoria dell'arco (2004)
Finale di Scena (2005)
Colori del crepuscolo (2006)
Universi paralleli (2008)
Apres un reve de Mozart (2008) per orchestra da camera Movimento Circolare (2010) per grande orchestra |
Questa pagina contiene solo le opere
maggiormente rappresentative di un lavoro che comincia, in punta di piedi,
nel 1981
Pagina da "Rarefazioni di luce" |
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Opera Scene da un cinematografo (2005-6-7) soggetto e libretto proprio |
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Catalogo Cronologico
Toccata (1990)Scherzo alla russa (1995)Quintetto di fiati (1995)Fantasia per cl. e pf. (1997)Tre pezzi per quartetto d’archi (1997)Sonatina per oboe (1997)Canti del Nero per sop. e pf. (1997)Divertimento per fl. e trio d’archi (1997-2001)La tempesta di primavera (1997-2001)Hommage a Satie per ob. e pf. (1998)Hommage a Satie per ob. e orch. da camera (1998)Lamento di Maddalena per sop. e quartetto d’archi (1998-2001)Sonatina per violino (1998)Stelle dell’alba su Boboli (1998)Suoni e silenzi per sax alto e quartetto d’archi (2001)Preludio(2001)Quartetto d’archi (2002-3)Fleurs per fl. e pf. (2003)Tre canti da Pound per sop. e pf. (2003)La sera fiesolana per soprano (2004)Divagazioni per sax e piano (2004)La traiettoria dell'arco (2004)Finale di Scena (2005)
Le gelide notti per oboe e quart. d'archi (2006) La dolce vita, omaggio a N. Rota (2007)
Sogni per soprano, pianoforte ed elettronica -
e/o orchestra - (2007) Universi paralleli (2008) Icone del Tempo (2008) per trio di legni Un'immagine dei venti (2008) per quintetto di fiati Apres un reve de Mozart (2008) per orchestra da camera Movimento Circolare (2010) per grande orchestra Bagliori nella notte (2010) per flauto e pianoforte
Chi sa, chi sa qual sìa (2010) aria mozartiana
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Universi Paralleli è un brano che narra di un viaggio nel tempo in un mondo diverso. Parte da statici e frammentari momenti alternati a forti tensioni. Da un si dei primi violini (la nostra dimensione), si parte per un viaggio incontrollabile espresso dai glissandi. L'accordo “spettrale” sul mi basso del contrabbasso (e i parziali degli armonici che genera suonati dagli archi) è come una rampa di lancio con successivi tremoli dei bassi che simulano un motore in partenza. Si va verso dimensioni estatiche fino ad un'altro si dei primi violini, questa volta acuto (la dimensione parallela, l'ignoto). E' impossibile rimanere lì, solo il viaggio di un sogno lo ha permesso e gli archi, dal loro registro acuto, discendono vorticosamente con un glissando che si prolunga per molte battute verso la dimensione terrena, il registro basso. E tutto improvvisamente svanisce... ascolta su www.myspace.com/cesarevalentini
Universi Paralleli (Parallel Universes) tells about a journey into the time in a different world. It begins with static and fragmentary moments with strong tensions. From a B of the first violins (our dimensions), goes into an uncontrollable trip expressed by glissandos. The “spectral” chord from the E bass (and the partials of his harmonics on strings) is like a launching pad that simulate a jet engine. We go to estathic dimensions reaching another B of the first violins, this time very high (the parallel dimension, the unknown). It's impossible to stay there, only a trip of a dream gave the chance and the strings, from their high register, go down in a whirling way with a lot of bars glissando that reach the earthly dimension, the bass register. And everything immediately vanish... listen at www.myspace.com/cesarevalentini
Rarefazioni di luce è un brano per orchestra d'archi nato da una commissione ricevuta dall'Orchestra da Camera Fiorentina ed ha avuto la prima assoluta a Firenze il 20 maggio 2007 sotto la direzione di Piero Romano. L'ispirazione deriva dalla rarefazione della luce ai primi bagliori dell'alba, non come fatto impressionistico ma come fenomeno del cosmo che si attua sulla terra attraverso l'atmosfera. La prospettiva è dunque di carattere non personale. Il brano segue “Colori del crepuscolo” dell'anno precedente ed avrà la sua naturale continuità in “Universi paralleli” che sarà eseguito in prima assoluta il 29 giugno 2008 a Firenze. Dal punto di vista strettamente musicale, volendo esprimere i bagliori di luce rarefatta con gli archi ho pensato di ricorrere a “suoni rarefatti” dati dagli armonici, naturali ed artificiali, da glissandi di armonici e non, pizzicati di armonici, controtempi, suoni oltre il ponticello, tremoli di glissandi e pizzicati con la mano sinistra. Il brano si apre con degli accenni, come un'introduzione, di armonici e suoni naturali che sembrano iniziare temi e ritmi ma si spengono subito in pause, come un meccanismo che cerca di partire ma non vi riesce. Il buio predomina anche in agglomerati di accordi che all'ascolto possono sembrare dei clusters ma sono disposti in posizione lata. Qualche bagliore appare di quando in quando come a rassicurare. Iniziano poi delle strutture di “forma classica” in periodi di otto battute dove i bagliori, dati da glissandi di armonici, cominciano a predominare. Per attuare con maggiori possibilità il gioco dei glissandi, le parti dei violini sono divise in quattro, così ogni sezione può utilizzare una corda per glissare. Le viole sono divise in due parti. L'intera composizione è quindi divisa in sette, 4 per i violini, 2 per le viole, una ciascuno per violoncelli e contrabbassi. I glissandi, poi, ho ritenuto di scriverli in modo che tutti gli archi potessero andare a tempo evitando il caos. Nei glissandi di maggior estensione sono partito dal primo armonico per arrivare all'armonico più lontano purché udibile che è situato ad una terza di qualche ottava sopra. Non mi sono limitato a scrivere la nota di partenza e l'ultima unite dalla linea del glissando ma ho scritto per intero tutte le note che il dito dell'esecutore avrebbe suonato nel glissare. Creando così anche figure complesse come diciassettimine come si può notare alla battuta 96 in fondo alla pagina in questo collegamento che ne riporta un breve estratto: http://www.cesarevalentini.com/Rarefazioni%20di%20luce%20new2.jpg Con grande stupore degli esecutori che alla prima prova chiedevano come era possibile suonare tutte quelle note. Risposi che dovevano farlo senza pensarci troppo tanto passando il dito sopra la corda quelle note le avrebbero fatte tutte. In questo modo davo loro una ritmica precisa. Vi è un'altra particolarità, i glissandi creano rapporti di quinte vuote fra le corde ma con un'accordatura naturale e non temperata. Come noto gli armonici creano rapporti non temperati poiché fisici. Finita la seconda serie di passaggi con gli armonici dentro i quali si inserivano altre sonorità, inizia il gioco delle terzine sfalzate e spezzate (mancano ciascuna di una nota) che, dal punto di vista esecutivo, è stato il punto più difficile. Le terzine sono investite dal suono di un glissando dei contrabbassi che parte da una nota acuta ed arriva al registro basso con note marcate. Per far comprendere bene agli esecutori la violenza dell'intervento dei bassi ho scritto in partitura la parola “cattivo!”. Le terzine nel frattempo continuano alternativamente in alcune sezioni mentre altre si danno il cambio nel “cantare” un tema di contrasto e l'intervento dei bassi ho pensato che fosse fondamentale per rompere l'intricato disegno. Seguono un vorticoso ed incessante con gli archi molto marcati e in omoritmìa, tremoli sugli armonici, scale di pizzicati molto tenui poiché fatti con la mano sinistra ed un lungo accordo finale che raccoglie lo spettro armonico fondamentale della composizione.