La traiettoria dell’arco è un brano grottesco e ironico
scritto dall’autore appositamente per l’attuale stagione concertistica
dell’Orchestra da Camera Fiorentina e dedicato al M° Giuseppe Lanzetta. Un
gruppo di archi si riunisce per “giocare” insieme dividendosi (ovviamente) in
cinque squadre (violini I, II, viole, violoncelli e contrabbassi). Accade
qualcosa di molto strano, i “giocatori”, presi dall’entusiasmo, cominciano ad
andare per i fatti loro. Vengono lanciati dei temi da una squadra e vengono date
delle risposte, come delle rime in un certamen goliardico medievale. L’imbarazzo
negli archi più seri è molto grande, quelli maggiormente burloni non fanno altro
che divertirsi quasi incuranti del direttore e dell’ignaro (forse non proprio
dopo queste note) pubblico. Ad un certo punto gli archi comprendono che forse è
il caso di cercare una soluzione. Nel loro viaggio devono trovare una
traiettoria che consente loro di stare in armonia evitando così l’arrabbiatura
del severo direttore. Così è anche la vicenda umana, come insegnano certe teorie
orientali che sostengono che l’arciere raggiunge l’armonia quando diventa
un’unica cosa con l’arco che tende e con la traiettoria della freccia. Riescono
pertanto, solo alla fine, a congiungersi in un’unica traiettoria, con grande
soddisfazione del direttore già prossimo ad un esaurimento e… forse anche del
pubblico, chissà, ma questa è un’altra storia e non sta a noi raccontarla.
(dalle note del programma di sala dell'Orchestra da Camera Fiorentina)